L’INDUSTRIA CONCIARIA ITALIANA

L’industria conciaria Italiana impiega oltre 17 mila addetti in 877 aziende, per un fatturato annuo superiore a 4 miliardi di euro (67% destinato all’export in circa 117 nazioni). È storicamente considerata leader mondiale in termini di valore e livello di internazionalizzazione, per l’elevato sviluppo tecnologico e qualitativo, lo spiccato impegno ambientale e la capacità innovativa in termini di design stilistico.

L’industria ricicla e nobilita uno scarto dell’industria alimentare della carne: le pelli grezze prodotte in conseguenza della macellazione.

La principale tipologia animale processata è la bovina adulta, che incide per l’82% della produzione complessiva, seguita dai vitelli (7%), dalle ovine (7%) e dalle capre (3%). Meno dell’1% delle pelli conciate appartiene ad altre razze animali (rettili, suini ecc.).

I più importanti clienti delle concerie nazionali sono i produttori di calzature, a cui viene venduto il 33% delle pelli prodotte a livello nazionale. Seguono la pelletteria (30%), gli interni auto (16%), l’industria dell’arredamento (15%) e l’abbigliamento (3%). C’è, infine, un residuale 2% destinato a utilizzi fortemente marginali come, per esempio, la legatoria.

La concia è uno dei settori industriali italiani maggiormente internazionalizzato, come emerge dai dati di commercio estero. Le esportazioni di pelli conciate, destinate a 117 Paesi, rappresentano circa il 70% del fatturato complessivo (percentuale più che doppia rispetto a 20 anni fa). L’Unione Europea è la macroarea geografica di riferimento (61% dell’export generale) e la Francia il principale Paese di destinazione estera delle nostre pelli (13% del totale), seguita da Spagna, Cina (inclusa Hong Kong), Vietnam e Romania.

Un ruolo essenziale per il settore lo gioca l’import di materia prima, dato che l’approvvigionamento estero, che ha origine da 103 Paesi, copre oltre il 90% del fabbisogno dell’industria conciaria italiana. Nel dettaglio della tipologia di commodity acquistata, il 45% delle importazioni in volume si riferisce a pelli grezze, mentre il 54% è riferito a pelli semilavorate fino allo stadio “wet blue”; l’altro semilavorato utilizzato (“crust”) pesa per l’1% sul totale.

Nonostante l’agguerrita concorrenza dei Paesi emergenti come Cina, India e Brasile, l’industria conciaria italiana detiene tuttora un indiscusso primato internazionale. Il valore della sua produzione pesa, infatti, per il 27% a livello mondiale, percentuale che sale al 65% considerando la sola Unione Europea. Sul piano commerciale emerge, invece, come il 31% dell’export internazionale di pelli abbia origine italiana.

La concia italiana è un tipico esempio di successo del modello distrettuale che tradizionalmente caratterizza una parte rilevante dell’economia manifatturiera nazionale. La quasi totalità della produzione (circa il 93%) si concentra infatti all’interno di 3 comprensori produttivi territoriali (Veneto, Toscana e Campania, a cui si aggiunge quote minori in Lombardia e alcune altre regioni), che nel corso degli anni hanno sviluppato, nonché spesso mutato per necessità di adeguamento al mercato, le loro caratteristiche peculiari in termini di prodotto e processo.

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IL DISTRETTO VENETO

La valle del Chiampo (Vicenza) è sede di uno dei maggiori distretti conciari del mondo, nonché il più importante in Italia per produzione e numero di addetti. Comprende Arzignano e l’area del Chiampo da Crespadoro a Montebello, da Montorso a Zermeghedo fino a Montecchio Maggiore. La peculiarità di questo distretto, la cui produzione vale il 50% del totale nazionale, è rappresentata, dal punto di vista industriale, dalla presenza di imprese medio-piccole e di grandi gruppi industriali. Sul piano produttivo, la principale specializzazione sono le pelli bovine medio-grandi che vengono destinate ai clienti dell’arredamento e degli interni auto, alla calzatura e alla pelletteria.

IL DISTRETTO TOSCANO

Il distretto che raggruppa il maggior numero di aziende si trova in Toscana e comprende i comuni di S. Croce sull’Arno, Bientina, Castelfranco di Sotto, Montopoli Val d’Arno, San Miniato, Santa Maria a Monte in provincia di Pisa e Fucecchio in provincia di Firenze. Le concerie locali, il cui fatturato incide per il 35% del totale nazionale, si caratterizzano per l’elevato grado di artigianalità e flessibilità delle produzioni, primariamente destinate alle griffe del lusso. Le lavorazioni riguardano soprattutto le pelli bovine di medie e piccole dimensioni (tra cui i vitelli) e il cuoio da suola, che in Italia viene quasi interamente prodotto a San Miniato e Ponte a Egola.

IL DISTRETTO CAMPANO

In Campania esiste un polo conciario specializzato nella concia di pelli piccole, ovine e caprine destinate all’industria dell’abbigliamento, della calzatura e della pelletteria. Le imprese si localizzano principalmente in provincia di Avellino (nella zona di Solofra, Montoro Inferiore, Montoro Superiore e Serino Avellino), con alcune importanti presenze anche nei dintorni di Napoli (Arzano, Casandrino, Casoria). Inizialmente limitato alla destinazione tomaia, il polo conciario solofrano si estese e diversificò con l’abbigliamento, tornando negli anni recenti a calzatura e pelletteria. Il valore della produzione campana di pelli è al momento pari al 8% del totale nazionale.